FACCIAMO SCUOLA. Oltre l’istruzione patriarcale, DWF (141) 2024, 1

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La scuola è uno spazio e un luogo.

Uno spazio troppo spesso piccolo e affollato, strutturalmente poco sicuro, troppo freddo o troppo caldo. Un luogo di crescita, formazione, scoperta, incontri, scambi, relazioni.

La scuola è stata privilegio e conquista, terreno di grandi battaglie di civiltà, primo spazio di emancipazione e cittadinanza per tutte e tutti. È stata rivoluzione, liberatoria e contraddittoria, tra potere e sperimentazione, tra istituzione patriarcale e laboratorio politico, campo per l’emancipazione dei soggetti e la riproduzione delle disuguaglianze.

Promessa di libertà e sogno irraggiungibile. Molte di noi sono state le prime laureate della famiglia. Alcune delle nostre madri hanno potuto studiare solo fino alle medie. Alcune delle nostre nonne hanno frequentato la scuola fino alla terza elementare. Perché per molte bambine, in passato, la scuola non era che una concessione temporanea, la loro istruzione accessoria. La scuola non veniva considerata né un diritto né uno spazio fondamentale in cui divenire attrici non passive del mondo.

Oggi la scuola è il primo ingresso in società per bambine e bambini, è luogo di costruzione e sperimentazione della cittadinanza, è sapere, tradizione, linguaggi, innovazione. Ma spesso è molto di più pur essendo percepita come molto di meno, in una sovrapposizione tra istruzione, welfare e sociale che scontenta tutte e tutti: docenti, genitori, studenti.

Sciogliere questo groviglio non è semplice, ma rintracciarne i fili è ciò che ci ha spinte a indagare lo stato di salute della nostra scuola e a interrogarci su un desiderio e una mancanza: la scuola femminista. La scuola, come luogo di riproduzione della società e delle sue gerarchie. La scuola femminista, come la possibilità di decostruirle, farle esplodere nell’impatto con i vissuti (Ammirati, Forenza).

Siamo partite dai corpi, dal corpo docente e dai corpi delle donne che ne costituiscono l’assoluta maggioranza. Oltre l’80% di chi insegna in Italia è donna, ma non basta questo dato a raccontare le implicazioni di quella che, nel quadro delle trasformazioni del mondo del lavoro degli ultimi quaranta anni, è stata definita la femminilizzazione della scuola: ambiguità del ruolo madre/maestra, estensione del lavoro di cura dalla casa alla scuola, lavoro considerato come missione o vocazione, predisposizione al sacrificio e all’abnegazione. Intendere il ruolo dell’insegnante come una sorta di prolungamento del ruolo materno ha un duplice effetto: da una parte ingabbia le donne in un ruolo stereotipato che le porta ad essere doppiamente sfruttabili, sia a casa, sia al lavoro; dall’altra deprofessionalizza il mestiere stesso (Cattive maestre).

Un percorso che viene da lontano e che in questo numero Pina Caporaso racconta magistralmente a partire da quello che nel 1886 poteva sembrare un semplice fatto di cronaca nera, il suicidio della maestra Italia Donati, e che invece raccontava e racconta ancora oggi una storia collettiva: le maestre non bastano a sé stesse. Non con trenta lire al mese, non senza un’abitazione dignitosa, non con l’isolamento sociale, non con la precarietà del lavoro e senza garanzie contrattuali. Non con il silenzio e il disinteresse della politica e della giustizia (Caporaso).

Ma la storia e i grandi cambiamenti della società che portano gli anni Sessanta e Settanta investono anche la pedagogia e l’istruzione, mettendone in discussione l’autoritarismo e il sistema che il movimento femminista nominerà come patriarcale: la vita prendeva il primo piano rispetto alla cultura, scoprivamo che nelle nostre vite personali c’era un archivio enorme di storie non registrate, sul rapporto uomo-donna, sull’infanzia e sulla storia. Il fuori tema, ci accorgevamo, era un materiale enorme di esperienza umana, rimasto fuori dalla cultura, dalla storia, essenzialmente non politico. Fu una grande rivoluzione (Melandri).

Cosa rimane oggi di quella rivoluzione? Dove si è radicato quel presidio femminista che ha decostruito i rapporti di potere? Le aule scolastiche sono attraversate da collettivi e gruppi di insegnanti e attiviste che scommettono sulla politica come pratica trasformativa, ma a quale prezzo? Passione, responsabilità, cura e fatica. Partire da sé per coinvolgere le e gli studenti, senza mai pensarsi sole ma in un percorso di condivisione e convivenza che passa inevitabilmente dalla formazione (Serafini), mettendo al centro la valorizzazione delle differenze di genere, classe, etnia, condizione fisica: per fare questo, tuttavia, dobbiamo partire da noi, dobbiamo imparare a decolonizzarci o, meglio, a decolonializzarci come direbbe Rachele Borghi (Nur).

Sotto questa lente la scuola non è più spazio separato dalla società degli adulti. Può realizzarsi come spazio politico, di cittadinanza, in cui gettare le basi per una società non sessista, femminista, anticapitalista (Fraser). È il luogo dove cominciare quella lotta per la giustizia sociale prima della maggiore età, in cui essere attrici di cambiamento anche senza l’età per votare. È politica oltre l’istituzione patriarcale.

Questo numero raccoglie analisi e pratiche sulla scuola a partire da uno sguardo femminista e racconta le molteplici re-invenzioni che le donne, in passato come ora, portano nelle aule: nuovi linguaggi e immaginari fin dalla prima infanzia (Scosse), esperienze che ispirano una visione radicale di scuola, aprono spazi di sperimentazione e contaminazione per chi apprende e chi insegna (Educare alle differenze), lavorano per trasformare le modalità di relazione con le classi, anche a partire dai testi scolastici (Indici paritari). Metterle in circolo significa dare aria a piccole scintille, impreviste e imprevedibili, che pongono le basi per un altro genere di scuola, per pedagogie incarnate, sessuate, femministe, per un’educazione che vada oltre l’istituzione scolastica e apra le porte a una platea sempre più ampia di soggetti a vocazione educativa, dai centri antiviolenza (Scrollini) ai collettivi femministi alle associazioni LGBTQ+ fino ai consultori, servizi sociali, ecc.

Perché la scuola è ‘di più’, è percorso collettivo da costruire insieme (illustrazioni di Campironi, Menetti e Petruccioli).

 

(fc, tdm)

Indice

MATERIA

GLI INIZI. La difficile storia delle maestre in Italia
FUORI TEMA. Incontro con Lea Melandri
LO CHIAMANO MISSIONE, NOI LO CHAMIAMO LAVORO NON PAGATO. Femminilizzazione e lavoro di cura a scuola
BUON VENTO. Illustrazione di Cecilia Campironi
LA FORMAZIONE DOCENTI. Essere e non essere tra riforme continue e principi fondamentali
PIÙ DONNE NEI TESTI SCOLASTICI E UN NUOVO LINGUAGGIO
WOMEN IN MATH. Illustrazione di Sara Manetti
LA LENTE INTERSEZIONALE A SCUOLA
È ORA DI RICREAZIONE, FEMMINISTA!
LE LOTTE CHE FANNO SCUOLA
IL VALORE DI UN POEMA È DETERMINATO DAL NUMERO DI FINESTRE CHE APRE. La letteratura per l’infanzia a scuola è una scelta politica?
IL CORPO ESTRANEO. L'operatrice antiviolenza a scuola
STRUMENTI. Illustrazione di Rita Petruccioli

POLIEDRA

NON RINUNCIARE A COSTRUIRE. Intervista a Nancy Fraser

SELECTA

Gaja Cenciarelli, Domani interrogo Marsilio, Venezia, 2024
Laura Conti, Il tormento e lo scudo, a cura di Caterina Botti Fandango Libri, Roma, 2023
Eva Feole, Sara Garbagnoli, Monique Wittig DeriveApprodi, Bologna, 2023
Joanna Russ, Vietato scrivere. Come soffocare la scrittura delle donne Enciclopedia delle donne, Milano, 2021